sabato 4 febbraio 2017

CONTRO IL DECLINO DELL'ITALIANO A SCUOLA - LETTERA APERTA DI 600 DOCENTI UNIVERSITARI

Al Presidente del Consiglio
Alla Ministra dell’Istruzione
Al Parlamento
È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcuni atenei hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana.
A fronte di una situazione così preoccupante il governo del sistema scolastico non reagisce in modo appropriato,  anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi. Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema.
Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né il generoso impegno di tanti validissimi insegnanti né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti. Dobbiamo dunque porci come obiettivo urgente il raggiungimento, al termine del primo ciclo, di un sufficiente possesso degli strumenti linguistici  di base da parte della grande maggioranza degli studenti. 
A questo scopo, noi sottoscritti docenti universitari ci permettiamo di proporre le seguenti linee di intervento:
- una revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari. Tali indicazioni dovrebbero contenere i traguardi intermedi imprescindibili da raggiungere e le più importanti tipologie di esercitazioni;
-  l’introduzione di verifiche nazionali periodiche durante gli otto anni del primo ciclo: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano.
-  Sarebbe utile la partecipazione di docenti delle medie e delle superiori rispettivamente alla verifica in uscita dalla primaria e all’esame di terza media, anche per stimolare su questi temi il confronto professionale tra insegnanti dei vari ordini di scuola.
Siamo convinti che l’introduzione di momenti di seria verifica durante l’iter scolastico sia una condizione indispensabile per l’acquisizione e il consolidamento delle competenze di base. Questi momenti costituirebbero per gli allievi un incentivo a fare del proprio meglio e un’occasione per abituarsi ad affrontare delle prove, pur senza drammatizzarle, mentre gli insegnanti avrebbero finalmente dei chiari obiettivi comuni a tutte le scuole a cui finalizzare una parte significativa del loro lavoro.

Quanto prima pubblicheremo l’elenco completo dei firmatari. Tra i molti nomi noti numerosi Accademici della Crusca (Ugo Vignuzzi, Rosario Coluccia, Annalisa Nesi, Francesco Bruni, Maurizio Dardano, Piero Beltrami, Massimo Fanfani, Maurizio Vitale); i linguisti Edoardo Lombardi Vallauri, Gabriella Alfieri e Stefania Stefanelli; i rettori di quattro Università; i docenti di letteratura italiana Giuseppe Nicoletti e Biancamaria Frabotta; il pedagogista Benedetto Vertecchi e lo storico della pedagogia Alfonso Scotto di Luzio; gli storici Ernesto Galli Della Loggia, Luciano Canfora, Chiara Frugoni, Mario Isnenghi, Fulvio Cammarano, Francesco Barbagallo, Francesco Perfetti, Maurizio Sangalli, Massimo Montanari; i filosofi Massimo Cacciari, Roberto Esposito, Angelo Campodonico, i sociologi Sergio Belardinelli e Ilvo Diamanti; la scrittrice e insegnante Paola Mastrocola; il matematico Lucio Russo; i costituzionalisti Carlo Fusaro, Paolo Caretti e Fulco Lanchester; gli storici dell’arte Alessandro Zuccari, Barbara Agosti e Donata Levi; i docenti di diritto amministrativo Carlo Marzuoli, di diritto pubblico comparato Ginevra Cerrina Feroni e di diritto romano Giuseppe Valditara; il neuropsichiatra infantile Michele Zappella; l’economista Marcello Messori.

72 commenti:

Stefano Longagnani ha detto...

Vi appoggio completamente.

Sono un docente di scuola superiore, formatore dei corsi PON del PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale) e terrò numerose ore di formazione ad insegnanti del primo ciclo.
Vi chiedo formalmente l'autorizzazione a diffondere il vostro appello presso i docenti che frequenteranno i miei corsi.
Cordialmente
Stefano Longagnani

"Il diabolico VP" ha detto...

QUI L'ELENCO DEI FIRMATARI

Cincinnato ha detto...

Trovo contraddittorio che un tale stuolo di accademici, molti dei quali sono politici o comunque frequentano i salotti buoni della politica, chieda alla politica di intervenire dopo che il mondo accademico ha contribuito, negli anni, attraverso proposte metodologiche e contributi formativi, al declino della cura della lingua ed alla formazione di quei docenti che ora nelle aule formano i giovani. Forse, prima di chiamare in causa la politica, Con le identiche prassi con cui si riversano quotidianamente sulla scuola compiti e responsabilità improprie, sarebbe necessaria una seria analisi introspettiva di come, finora, ha operato e continua ad operare il sistema della ricerca italiana nel campo della linguistica, come funzionano i vari enti preposti al presidio della lingua nazionale.

Associazione Italiana Maestri Cattolici ha detto...

La responsabilità non è da addebitare solo alla scuola primaria. Ritengo che nella scuola "media" e soprattutto nella superiore ci sia poco spazio (o attenzione?) per il consolidamento e il perfezionamento delle competenze linguistiche. Tutta la scuola si deve interrogare.

"Il diabolico VP" ha detto...

I professori universitari arrivano da buoni ultimi, perché ormai l'onda lunga ha travolto anche loro.

Sono giunti ai loro corsi quei ragazzi che noi, nei gradini inferiori dell'istruzione, vediamo ogni santo anno. Ragazzi, sia ben chiaro, non stupidi, o limitati per qualche problema neurologico, e spesso nemmeno figli di famiglie in particolare difficoltà economica e sociale, ma che non sono in grado di usare con una competenza minima l'italiano. E per competenza minima intendo dire formulare una frase di tre righe con soggetto e predicato coerenti, o scrivere un testo senza orripilanti errori di ortografia che un tempo non avrebbero consentito di superare una terza elementare.

Americo Bazzoffia ha detto...

Sottoscrivo anche io: Americo Bazzoffia docente di marketing e comunicazione - Universita' degli Studi della Tuscia

Anonimo ha detto...

Risultato ampiamente prevedibile, dopo decenni di pseudoriforme caotiche, spesso portate avanti da politici che definire totalmente incompetenti è dir poco.
Va evidenziato che tutto questo è comunque accaduto nell'indifferenza pressoché generale. Siamo una nazione che sta vivendo una decadenza di cui ancora non si vede il fondo. Quando troveremo la volontà di rifondarci come sistema paese dovremo per forza ripartire dalla scuola, affrontando problemi ben più gravi della sola incompetenza linguistica dei nostri studenti.
Talvolta, leggendo le tesi di laurea dei miei studenti, mentre cerco disperatamente un verbo che dia senso alla frase che sto leggendo, ripenso ai miei tempi del liceo, dove la disperata ricerca del verbo era la chiave per riuscire a tradurre Cicerone…

Giorgio Zavarise – Docente di Scienza delle Costruzioni – Università del Salento

PS: come si fa a firmare, perché questa raccolta di firme non è stata postata su una delle tante piattaforme web appositamente predisposte?

Mario Cei ha detto...

Da sempre, come attore e come amante della lingua italiana e della qualità della comunicazione, assisto con disappunto, amarezza, e anche con rabbia, al degrado e al massacro che la nostra lingua subisce. Una grossa parte di responsabilità, oltre certamente alla scuola, ce l'hanno molti giornalisti e conduttori televisivi che, a mio avviso, dovrebbero superare un esame di italiano prima di occupare il loro posto. Troppo spesso li sento usare espressioni di moda ma sbagliate dal punto di vista grammaticale e sintattico, oltre che non conoscere neppure il significato o il modo dei verbi! Possiamo fare qualcosa, dato che la televisione entra in ogni casa? Una volta recuperato l'uso basilare della lingua italiana, scritta e parlata, che molti di noi hanno imparato nei primi anni delle scuole elementari, sarebbe utile introdurre corsi - rivolti a studenti ma anche a professionisti- per un uso consapevole della lingua, specie di fronte all'inevitabile invasione di molti termini inglesi. Mario Cei. Si può firmare?

Rosa ha detto...

Concordo con Mario Cei, i mass media non sono indenni da responsabilità. In aggiunta, ritengo che l'abbandono del latino sia all'origine di questa decadenza linguistica. Le altre nazioni europee rispettano maggiormente la nostra cultura

Anonimo ha detto...

Concordo con le vostre proposte. Aggiungerei qualche riflessione a proposito della prima prova scritta degli esami di Stato, in corso di modifica(vedi lo schema di decreto legislativo in discussione nelle commissioni parlamentari). La configurazione degli esami ha sempre un forte effetto retroattivo sulla pratica didattica degli anni scolastici precedenti. Così è avvenuto con la riforma degli esami del 1999, che, pur con i suoi limiti evidenziatisi nel corso degli anni, ha prodotto una più diffusa e articolata pratica di scrittura tra gli studenti di scuola superiore e soprattutto ha favorito(benché ancora non a sufficienza)tra gli insegnanti la consapevolezza della necessità di una intenzionale didattica della scrittura in quest'ordine di scuola.
Stiamo attenti, con il nuovo decreto, a non fare dei passi indietro invece che avanti.
Positiva è la focalizzazione sul testo argomentativo (la capacità di argomentazione è una "emergenza" democratica, come ci suggeriscono intellettuali quali Martha Nussbaum), ma la mancata indicazione di modelli di scrittura può provocare un acritico ritorno al tema, che scavalcherebbe anni di didattica della lettura e della scrittura secondo varie modalità, che andrebbe piuttosto potenziata.
Le vostre proposte riguardano, mi pare, soprattutto la scuola elementare e media; inviterei voi promotori e chi vi segue a una riflessione sulla scuola superiore.

Marinella ha detto...

Finalmente l'onda lunga è arrivara all'università e qualcosa (forse) potrà muoversi.
Concordo con quanto qui commentato ma aggiungerei un ulteriore spunto di riflessione: il ruolo dei genitori.
Sono un'insegnante di lettere nella scuola superiore ed assisto ad un declino culturale favorito, anche, dall'atteggiamento dei genitori che non accettano valutazioni negative avendo stabilito, a priori, la genialità dei loro pargoli.
Aggrediscono verbalmente, minacciano, chiedono copie delle verifiche da sottoporre a potenti amici degli amici i quali sentenzieranno che il docente è un incompetente e quel 4 in realtà è un 8, o forse anche un 9, considerando che il ragazzo è anche tanto caruccio e l'insegnante d'indole invidiosa.
Così si arriva al TAR ecc.ecc.
I più maliziosi presentano richiesta di PDP (piano didattico personalizzato), anche nella classi terminali delle superiori, con certificazioni in cui si attesta che lo studente è dislessico, disgrafico, discalculico, digraziato e bisognoso.
Ma nei precedenti anni di scolarizzazione non se n'era accorto nessuno? No, e per l'amor di Dio non bisogna farglielo pesare perciò niente correzione degli errori che potrebbe rimanerci male.
Agli scrutini i Dirigenti scolastici implorano, i più educati, altri minacciano ritorsioni, di dare un 6 per evitare problemi.
Dov'è che si firma? Sono disposta anche ad aprirmi una vena.
Marinella

Anonimo ha detto...

Ci sono docenti che da tempo sollecitavano quanto scritto nel documento, sia nei consigli di classe sia nei dipartimenti.
Ogni volta, anche in presenza del Dirigente, la questione non veniva mai ritenuta prioritaria.
Si glissava sfacciatamente, come se la lingua fosse una questione di second'ordine, sebbene le Otto competenze europee la collochino al primo posto, sebbene qualcosa andava pure scritto nelle righe del RAV (collegamento con l'Invalsi).
Anzi, se proprio la vogliamo dire tutta, qualche collega veniva anche tacciato di essere praticone e passatista (perché gli errori di ortografia si correggono ancora? perché le verifiche devono contenere ancora domande con risposte scritte SOGGETTO-PREDICATO-COMPLEMENTO?).
Credo che oggi, 5 febbraio 2017, si possa dire, con orgoglio e con certezza, che si è celebrata la rivincita di tutti quei docenti che amano, e sempre ameranno, l'italiano. Di quei docenti che impostano la propria didattica ancora sul lessico, sullo scritto, sugli esercizi di grammatica, sui riassunti, sui temi, sulle sintesi.
Grazie.

Daniela Manetti ha detto...

Cari Colleghi,
grazie per essere intervenuti e aver sollevato il problema. Ormai le tesi vanno pressoché riscritte e agli esami molti studenti non comprendono le domande, chiedendo spesso "in che senso?". Non ci sono solo diffioltà nel comprendere un testo scritto, ma anche il la lingua parlata. Io insegno Storia Economica e la disciplina non richiede un lessico tecnico specifico come, ad esempio, le materie giuridiche.
Temo però che resteremo inascoltati

Michele Torresani ha detto...

Verrebbe da esclamare «Il re è nudo; finalmente si ha il coraggio di ammetterlo e scriverlo sui giornali!», ma sarebbe una facile consolazione. Che la situazione sia, da anni, grave lo sanno tutti i docenti, a qualsiasi livello di istruzione: dalla scuola primaria all'università. È vero però che da qualche tempo gli insegnanti assistono, verrebbe da dire "impotenti", alla presenza di errori che fino a poco fa caratterizzavano solo le produzioni di studenti stranieri. Contemporaneamente si assiste all'incapacità di comprendere testi che fino a poco fa non creavano problemi.
Ben venga dunque ogni iniziativa come questa lettera aperta, che spinga tutti gli Italiani a riflettere e che chieda a chi ha il potere di introdurre migliorie un cambio di rotta.
L'importante è unire le forze, accordarsi su ciò che davvero vogliamo. Se l'obiettivo è davvero arginare il declino dell'italiano a scuola, non è utile limitarsi a dare la colpa ai docenti di questo o quel livello oppure dare sfogo ad una comprensibile rabbia, anticipando allo stesso tempo che ormai non ci sia più nulla da fare.

enrico maranzana ha detto...

Buonasera,

“Abbiamo bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti oltre che più efficace nella didattica” che garantisca “il raggiungimento, al termine del primo ciclo, di un sufficiente possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti”. Le linee d’intervento proposte si sostanziano “nell’introduzione di momenti di seria verifica durante l’iter scolastico, condizione indispensabile per l’acquisizione e il consolidamento delle competenze di base”.

L’origine del disservizio non è stata identificata.

Al termine della primaria e della secondaria di primo grado le scuole certificano il livello di raggiungimento della capacità di comunicare nella madre lingua e, in particolare, “la padronanza della lingua italiana tale da consentirgli di comprendere enunciati e testi di una certa complessità, di esprimere le proprie idee, di adottare un registro linguistico appropriato alle diverse situazioni”. Tutti gli insegnamenti sono responsabili del relativo successo formativo.

La credibilità del servizio scolastico è annientata dal divario osservazioni critiche degli universitari .. certificazioni di possesso delle competenze rilasciate dalle scuole.

Quale strategia adottare per superare l’insostenibile contrasto?

La condivisione del significato dei termini è la piattaforma necessaria alla progettazione di percorsi d’apprendimento.

Nella scuola “competenza” è definita per elencazione, avendo a riferimento le indicazioni europee e le indicazioni ministeriali: modalità che poco si presta alla messa a punto d’itinerari educativi.

Molto più ricco di opportunità progettuali sarebbe il campo in cui le primitive in cui è scomponibile “competenza” sono identificate: “Capacità/abilità” e “Conoscenza”.
Le “capacità/abilità” sono il terreno comune a tutti gli insegnamenti: meta unitaria della didattica dei singoli docenti. Le “conoscenze” sono lo “strumento e l’occasione” che il singolo docente utilizza per preparare “occasioni d’apprendimento”. Queste sono mirate sia alla promozione e al consolidamento delle capacità/abilità, sia alla trasmissione di una corretta immagine della disciplina insegnata.

Enrico Maranzana

Anonimo ha detto...

Gentili Signori,

trovo drammaticamente giustificata la vostra iniziativa. Ve ne ringrazio soprattutto per aver evidenziato come spesso siano le competenze elementari, a difettare.

Come diretta testimonianza di quanto affermate, desidero qui offrirvi la mia personale esperienza.
Sono nata nel 1972 e ho frequentato le scuole elementari presso la Scuola Primaria Edmondo De Amicis di San Pietro in Casale (Bologna). Non so con quale autorità né con quali autorizzazioni, ma la Maestra a cui la mia Classe venne affidata dal Secondo Anno (a.s. 1979/1980) decise che avrebbe introdotto nell’orario scolastico delle cosiddette "Attività integrative", che prevedevano ad esempio la composizione di collage a tema, lavori di gruppo su disegni, applicazioni pratiche su materiali diversi e quant'altro. E fu a forza di integrare queste attività che rimanemmo radicalmente all'oscuro di che cosa fosse la lingua italiana (e anche la matematica).

Al termine del Quarto Anno i nostri genitori, seriamente preoccupati di come avremmo potuto sostenere l'esame l'anno successivo, ottennero che fossimo assegnati ad un altro Maestro, che mi permetto di connotare come "vecchio stile". La motivazione ufficiale di questo cambiamento fu che, dovendo andare in pensione l’anno successivo, non sarebbe stato opportuno che quel Maestro avviasse una Prima Classe, quanto piuttosto subentrasse ad una Quinta.

Devo quindi solo alla caparbietà dei nostri genitori e alla deontologia di quel Maestro se, ormai giunta alla Quanta Elementare, potei cominciare ad apprendere l'ortografia, l'analisi grammaticale e l’analisi sintattica, così come a leggere brani dalle antologie italiane e a scrivere temi su un foglio protocollo, piuttosto che incollare carta colorata su un cartellone.

Ignoro come 35 anni fa possano essere accadute vicende simili, nè se esse possano accadere ancora oggi, ma temo di sì, e a maggior ragione vi ringrazio dell'appello che avete redatto e sottoscritto.

Annalisa Turroni

"Il diabolico VP" ha detto...

GLI STUDENTI SCRIVONO MALE

di Salvo Amato - 5 febbraio 2017 - 10.00 circa

Prima ci costringono a promuovere tutti,

prima ci costringono a inflazionare la valutazione,

prima ci costringono a trasformare i 4 a 6

prima ci costringono a seguire mille progetti anche trascurando l'ordinario

Prima ci costringono anche a portare agli esami di stato studenti con gravi insufficienze

Adesso qualcuno scopre che forse occorre ritornare alla prima competenza: saper leggere e saper scrivere.

Salvo Amato

https://www.facebook.com/salvoamato1970

https://www.facebook.com/groups/professioneinsegnante/

"Il diabolico VP" ha detto...

LA SCOPERTA DELL'ACQUA CALDA

di Francesco Vianello - 5 febbraio 2017 - 21.00 circa

ANALFABETI gli studenti dell'università? Scoperta dell'acqua calda!!!! adesso fingiamo di indignarci tutti!!!!

Da 30 anni la scuola applica l'insano principio pedagogico-educativo-formativo secondo cui l'ANALFABETISMO viene curato con le promozioni di massa!!!!

^^Promuoviamoli tutti perché tanto ormai non avrebbe più senso bocciarli!!!^^ quante volte l'avete sentita questa frase? Il risultato adesso è scontato!

Complimenti ai colleghi delle università che hanno avuto il CORAGGIO di scrivere e firmare la lettera... è confortante sapere che c'è ancora chi sa riconoscere l'analfabetismo!

https://www.facebook.com/groups/professioneinsegnante/

"Il diabolico VP" ha detto...

Basta promozione a pioggia a tutti

di Cinzia D'Eramo - 5 febbraio 2017 - 10.00 circa

Cari docenti universitari,

se la scuola italiana non torna ad una giusta "severità" fin dalla scuola primaria vedrete fra 10 anni!

Ma per ottenere risultati occorrerebbero una serie di interventi:

- Basta promozione a pioggia a tutti. Ripetere un anno può essere importante e garantire ad un alunno di continuare poi, serenamente, gli studi successivi.

- Basta l'associazione falsa che un alunno bocciato è frutto di un cattivo insegnante.

- Basta genitori che vogliono bei voti. Non sanno quello che fanno, ma tocca a chi più sa bloccarli in anticipo al varco.

- Basta progetti che fanno belle le scuole buone e le scuole alla buona.

- Basta finti ammodernamenti dei metodi. L'unico vero metodo è studiare studiare studiare e faticare.

- Basta l'idea che l'insegnante debba motivare gli alunni, "tenere" la classe. Gli alunni hanno un preciso dovere che è il rovescio della medaglia dei loro diritti. Vogliono una vera buona istruzione? Si impegnino. La scuola non è un parco divertimenti.

- Basta sanatorie per docenti. Scegliete quelli necessari, preparati, empatici. Per cui il solito concorso non è sufficiente a selezionarli.

- Basta pagare poco i docenti. Restituite, anche economicamente, il giusto valore alla professione di insegnante. Chi viene pagato poco spesso fa l'indispensabile. Qui ci vogliono miracoli altroché.

https://www.facebook.com/stella.agosto.5

"Il diabolico VP" ha detto...

i dirigenti che costringono a promuovere tutti, anche scostumati, ciucci, violenti

di Giulia Serritelli - 5 febbraio 2017 - 21.00 circa

E' perfettamente inutile che i prof universitari si lamentino degli studenti che non conoscono l'italiano e fanno errori da terza elementare.....

In 28 anni di carriera quasi tutti i DIRIGENTI che ho avuto, fatta salva una, alle elementari e alle medie ci hanno letteralmente costretto in sede di consiglio a cambiare i voti che erano 3, 4 ed anche 2 e a farli diventare 6 per poterli promuovere tutti, anche gli scostumati e quelli che oltre ad essere ciucci, erano anche violenti e agli esami facevano scena muta,- qualcuno di loro è poi finito anche in gattabuia - tra l'altro con la collaborazione di docenti di matematica e qualche altra materia ben addestrati dal preside, e i colleghi che sono su face e lo sanno sono molto più responsabili della cattiva riuscita, oltre ad essere ipocriti ed omertosi....

Semmai devo chiedere scusa agli alunni in gamba, sempre presenti su facebook , per averli giudicati con lo stesso metro di quegli altri...... GLI ALUNNI, PER FORZA DI COSE NON SONO TUTTI UGUALI E NON VANNO TRATTATI TUTTI UGUALI

https://www.facebook.com/groups/professioneinsegnante/

Carlo Scognamiglio ha detto...

Questa lettera non mi convince. Ecco perché: http://carloscogna.blogspot.it/2017/02/piccola-risposta-ai-600-accademici.html

Carlo Scognamiglio ha detto...

Mi scuso, il precedente link non sembra funzionare. Rinvio a questo URL: http://carloscogna.blogspot.it

"Il diabolico VP" ha detto...

Francesca Puglisi e la banda della Buona Scuola

Ritengo assurda, paradossale e frettolosa l'uscita di Francesca Puglisi: “La denuncia dei 600 docenti del Gruppo di Firenze deve essere fatta nostra e dobbiamo guardare senza paura a cosa fare”.

La Puglisi infatti fa parte della banda della Buona Scuola, che ha realizzato la legge 107, di cui è stata membro autorevole e importante, tanto che, a dicembre scorso, ha rischiato di diventare ministro al posto di Giannini.

Puglisi cerca così di crearsi un alibi, di smarcarsi dalle responsabilità, di cancellare dal suo c.v. la l. 107, di rivoltarne la frittata, dopo aver del tutto ignorato la situazione denunciata dai 600 solo ora, ma ben nota a tutti già da due o tre decenni.

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Ecco cosa scrive Puglisi:

La denuncia dei docenti del Gruppo di Firenze deve essere fatta nostra e dobbiamo guardare senza paura a cosa fare.

E' un allarme che viene da chi tutti i giorni è a contatto con i nostri ragazzi e ne valuta le capacità.

Con il Governo Renzi le scuole hanno potuto disporre di 50mila insegnanti in più anche per le attività di recupero scolastico e sono stati investiti 40 milioni di euro per la formazione in servizio dei docenti. Risorse umane e finanziarie per cominciare ad invertire la situazione.

Ma è necessario un piano organico di intervento: il Miur istituisca una commissione per aggiornare le indicazioni nazionali della scuola secondaria di secondo grado per garantire ai nostri ragazzi il raggiungimento degli obiettivi essenziali di conoscenza e competenza.

Occorre ripensare le strade fino ad oggi seguite, coinvolgendo le scuole.
Serve un grande rilancio della lingua italiana, di cui gli insegnanti possono essere protagonisti.

Per questo auspico che si coinvolgano anche gli editori in una discussione sugli strumenti didattici necessari.

L'allarme non cada nel vuoto, ci impegneremo per dar seguito alle giuste preoccupazioni del corpo docente.

https://www.facebook.com/Francescapuglisipd

Anonimo ha detto...

COSA FARE: da circa un anno coordino un gruppetto di insegnanti/maestri di lettere (elementari + medie). Senza dare troppo nell'occhio, torniamo a programmi preberlingueriani.
Massima attenzione a lettura di poesie, lavoro sul lessico letterario, dettati con parole difficili o insolite, temi. Per le medie: oltre a tutto ciò, sviluppo di una minima coscienza storico-linguistica con cenni di latino. Mostrare continuamente che l'italiano ha una storia alle spalle, incuriosirli con semplici etimologie. No alla centralità di testi sciatti, triviali e supercontemporanei: spesso sono scritti malissimo e con sintassi scorretta o inesistente.
Formazione di un corpus testuale cui attingere: Leopardi,Pascoli, Gozzano, D'Annunzio (in parte ormai assenti dai testi, si recuperano facilmente grazie a stampe da siti affidabili come oliproject).
Maggior indugio sui momenti della nostra letteratura (Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso) per un percorso scandito attraverso le epoche (i ragazzini devono acquisire il senso della diacronia, che non hanno).
Regole precise sulla punteggiatura.
Per le elementari: memorizzazione di un bagaglio di poesie, da fare da soli o in gruppo (di modo che possano recitarle anche collettivamente, imparando la parte degi altri).
Siamo fiduciosi che i risultati non mancheranno e speriamo di allargare questa iniziativa ad altri gruppi di insegnanti.
RR

Sauro ha detto...

BERLINGUER è stato il più convinto distruttore della scuola italiana. Qui a Siena lo chiamavamo il BARONE ROSSO. Ancora oggi non demorde: da mastino e finto buono qual è sempre stato vuol riscattarsi e dimostrare di non essere stato quel disastro che è stato. Se ne vada in pensione e per mare con il suo bel barcone.

Rebert ha detto...

Congratulazioni al Gruppo di Firenze per il meritato successo di questa iniziativa, che ha detto a voce alta ciò che si sussurrava ( o si taceva) da tempo.
I giovani hanno difficoltà a scrivere e a parlare correttamente. Vero, verissimo. Però, però…
Due o tre riflessioni sparse.
1) La responsabilità assegnata in toto alla scuola primaria mi pare una fuga da situazioni collettive. Infatti, si parla male in molto luoghi, in primis in quelli della politica, in quelli dello sport, in quelli dello spettacolo e del giornalismo eppure sono quei modelli a vincere.Non sarà mica colpa degli insegnanti della scuola primaria, vero?
2) La linguistica moderna assegna all’ uso la supremazia sulla norma. Se si comincia ad usare collettivamente quelli che la mia maestra chiamava “strafalcioni”, ecco che diventano accettabili. “Piuttosto che” in senso inclusivo è già norma. Forse i linguisti potrebbero riflettere un po’ su questo.
3) Gli accademici della Crusca che hanno firmato l’ appello forse potrebbero interrogarsi sulla politica spettacolare che l’ Accademia ha inaugurato, laureando i vari “ petaloso”.
4) Capisco che ci si debba rivolgere al Governo, al Parlamento, al Presidente del Consiglio, ma un accenno, un richiamo, magari una critica, alla Delega sulla Promozione della cultura umanistica, che riporta questa cultura alla “creatività”, alla promozione libera ed esibitoria ( opera dell’ imperituro Berlinguer) , una sorta di trasformazione della scuola in un reality, forse si poteva fare. Per non lasciare lascia il tutto nella neutralità in cui la banda della buonascuola ( ha ragione V.P.) non ha pudore ad intervenire
5) Infine, non possiamo dimenticare che il Governo a cui ci si rivolge è più o meno quello che aveva deriso i “professoroni”, ovvero quelli che sapevano parlare e scrivere le leggi come si deve.

Anonimo ha detto...

Il premier che fu non governò il mondo della scuola, lo strapazzò come fece nei confronti di tutto ciò che si provò a trattare e fu ripagato come si meritava.Recuperò Berlinguer e gli ridette visibilità e crediti formativi. Che vi aspettavate, che riparasse l'italiano?

Papik.f ha detto...

Mi congratulo per il successo dell'iniziativa. Almeno nel senso della risonanza mediatica meritatamente conseguita. Per gli esiti staremo a vedere, ma di più per ora non si poteva fare.

Papik.f ha detto...

Trovo pieno di luoghi comuni il post della prof. Galatea Vaglio segnalato da VP. Anzitutto definire sottovalutato Rodari (del quale non intendo negare i meriti) è fantascientifico. Basti considerare quante scuole in Italia sono dedicate a lui e quante a un autore per ragazzi che trovo assai più originale e poliedrico come Sergio Tofano, lui, sì, dimenticato e sottovalutato.
Poi è certamente vero che la scuola "di una volta" era tutt'altro che perfetta. Ma affermare che i figli delle classi cosiddette "svantaggiate" fossero inevitabilmente esclusi è falso.
Ho conosciuto personalmente, mi dispiace se l'ho già scritto in altri post, numerosi professionisti di successo della generazione di mio padre (cioè nati negli anni venti dello scorso secolo) che erano figli di vignaioli (l'attività allora più comune nel mio paese) o di barbieri, sarti, operai. A quanto pare la scuola classista non li aveva esclusi.
Ovviamente si tratta di un dato empirico del tutto privo di significato statistico, può darsi che li abbia conosciuti tutti io; e allora trovo che sarebbe assai utile (se fosse possibile) una seria ricerca, con dati elaborati su una base valida, di quanti riuscissero ad affermarsi in un'attività professionale o dirigenziale provenendo da famiglie di limitato livello sociale, poniamo, negli anno cinquanta, e quanti ci siano riusciti in tempi più recenti.
Non so se una ricerca simile sia possibile e se qualcuno la farà mai. Ma fino a quel momento fare simili affermazioni significa solo parlare a sproposito.

Paola Castellazzo ha detto...

Insegno letteratura e storia al triennio Delle superiori e sono concorde, tristemente consapevole, dei tanti errori che gli studenti fanno e quindi mi chiedo che senso abbia continuare a fare riforme della scuola che di fatto impediscono di bocciare, che senso abbia pensare che cultura voglia dire dare a tutti un diploma, rendendolo così solo un vuoto foglio di carta, inutile sul lavoro perché squalificato, e mi chiedo però anche perché all'Università, dove ci si è reso conto del problema, si facciano test a crocette invece di valutare la competenza degli studenti nell'uso della lingua come indispensabile e non accessoria alla laurea.
Non credo cge, trovato ed evidenziato il problema, non si possano trovare soluzioni, facendo ognuno la propria parte. Ma certamente, per come la vedo io, un diploma e tanto meno una laurea non può essere rilasciata a chi non conosce la propria lingua madre. E la responsabilità è di tutti.

Anonimo ha detto...

Buonasera
sarà anche l'Accademia della Crusca ma "Alla MINISTRA" è veramente orribile come termine, finiamola di voler rendere al femminile quello che è "neutro"
Pensavo fossero stati i giornalisti moderni a inventarsi la Sindaca la Ministra ecc.
Ma come posso pensare all'Architetta? dai... usiamo ancora il neutro, in fondo al nostra lingua è il latino contemporaneo...
BV

"Il diabolico VP" ha detto...

"Alla MINISTRA" è veramente orribile come termine

per me no.

mi sembra normale anche: sindaca, ministra, architetta, introdurrei anche dottora, presidenta ....

l'uso sdogana, poi ognuno ha le sue preferenze.

gli spagnoli fanno già così, mi pare.

"Il diabolico VP" ha detto...

Una contro-lettera aperta sul declino dell’italiano a scuola

di SIMONE GIUSTI 06 FEBBRAIO 2017

"Il diabolico VP" ha detto...

La carica dei seicento parrucconi

6 FEBBRAIO 2017 / PAOLO MOTTANA

Anonimo ha detto...

Quando in un ospedale si ammazzano i pazienti, i medici vanno sotto processo. Quando la scuola ammazza lo studio, i responsabili si autoincensano e continuano nel disastro.
25 anni di pessimi risultati: grazie De Mauro, Berlinguer, banda Berlusconi, banda INVALSI, competenze, digitale.
Ma tornatevene tutti a casa ...
RR

Anonimo ha detto...

Per VP
L'italiano non è lo spagnolo e ha regole diverse.
In italiano il maschile subentra nelle funzioni al neutro latino (quasi sempre) e per questo ministro può essere usato anche per il femminile (talvolta succede il contrario: l'uovo ha plurale le uova con il neutro latino considerato femminile).
E' scorretto dire presidenta perché i nomin in -ens, -entis hanno un'unica uscita in latino per tutti e tre i generi, quindi non si flettono. Se a qualcuno dà fastidio 'presidentessa' (anche se con ne capisco il motivo) può perciò dire 'presidente'.
Nelle lingue il sistema del genere grammaticale NON riflette il genere naturale,
tanto che in tedesco 'ragazza' è neutro, in russo 'amore' è femminile, in islandese 'cavaliere' è femminile e in persiano, per evoluzione storica, nessuna parola ha un genere (più o meno come l'inglese, che però lo conserva nei pronomi).
Se qualcuno vede in ciò del male, dovrebbe forse andare da uno psicoanalista invece che condurre crociate fanatiche.
Il declino della conoscenza del latino, ovvero dell'idea che ogni lingua eredita stadi storici precedenti attraverso le generazioni, ha portato anche a queste aberrazioni e a una fondamentale imbarbarimento di un idioma bellissimo.
A sapere un po' di latino si potrebbe tranquillamente dire pastrice, assestrice etc. invece di tirare fuori pastora, assessora, che sembrano presi da un film degli anni '70 con Edvige Fenech.
Forse un 'maschilista' tirerà fuori 'il gento' per indicare una massa in cui ci sono anche più maschi che femmine?
Sarebbe il caso di reintrodurre il latino alle medie inferiori: genera ottimi effetti collaterali.
RR



Anonimo ha detto...

Mi scuso ancora: insegnare la preminenza all'uso è una vera scempiaggine (ma poi quale uso? Quello di Bello Figo?); è un portato da scuola anni '70, quella più scadente e approssimativa mai salita alla ribalta in Occidente ad opera di narcisisti sessantottini pieni di sensi di colpa.
Tutti si riempiono la bocca di Chomsky, caro alle sinistre tranne che nel punto fondamentale: Chomsky ha chiarito che la lingua non è uso, bensì GRAMMATICA.
Su questo punto, stranamente, i linguisti de noantri hanno fatto orecchie da mercante. Come mai? Troppo classista, troppo rigido? Troppa fatica?
Quindi hanno fatto fuori in un sol colpo la grammatica (regole) e la letteratura (storia-cultura): un vero genocidio intellettuale trasmesso ai docenti e ai giovani.
RR

Papik.f ha detto...

I due commenti postati da VP (consiglio a tutti di leggerli e di leggere anche i commenti) illustrano molto bene perché questa meritoria iniziativa non servirà a nulla.
Chi è preda di un delirio ideologico non è disposto a cambiare idea davanti a particolari secondari come la realtà dei fatti.
E, non so per quale ragione, ma i fatti lo dimostrano, questa linea di pensiero detta legge ai più alti livelli, ormai da molti anni.
Si introdurrà qualche progetto per la lettura di libri e giornali, si organizzerà qualche corso di formazione per docenti, qualche alternanza scuola/lavoro in biblioteca, e tutto resterà come prima. E si pretenderà di aver così risposto alle necessità segnalate.
Tanto, come affermano concordi entrambi i commentatori non si sa su quali basi statistiche, la scuola italiana non è mai riuscita a migliorare le competenze linguistiche dei suoi studenti. Mai nella storia. E chi ha dubbi su ciò è un passatista fuori del tempo.

"Il diabolico VP" ha detto...

Anonimo ha detto... "Per VP L'italiano non è lo spagnolo e ha regole diverse."

le regole seguono l'uso più diffuso, lo "regolano" appunto, cercano di unificarlo e mantenerlo, fino a che l'uso non cambia e richiede-propone nuove regole. in sostanza le regole sono descrittive ed ex post.

secondo me.


rossana ha detto...

Sono un'insegnante di Italiano e Latino in un liceo scientifico e non mi meraviglia affatto la rivelazione (finalmente manifesta!) sulle incompetenze linguistiche dei nostri studenti!Se da più di un decennio siamo costretti a promuovere tutti in nome del successo formativo, se la stessa Facoltà di Lettere non prevede nemmeno una verifica scritta per i futuri insegnanti di Italiano, se lo studio del latino è stato soffocato perché troppo impegnativo sul fronte della grammatica, se tutto nella scuola si risolve in una facilitazione del percorso rendendo gioioso l'ambiente educativo, qual meraviglia se i risultati sono questi?

"Il diabolico VP" ha detto...

Papik.f ha detto... "I due commenti postati da VP"

se può interessare a qualcuno: ho postato i commenti perché attinenti, non perché condivi o non-condivisi e li devo ancora leggere.

"questa meritoria iniziativa non servirà a nulla."

qualcuno ha commentato che è "la (ris-)coperta dell'acqua calda" e anche questo è vero: i 600 non rivelano novità. poco probabile, ma non del tutto escluso, che l'iniziativa avvii la soluzione del problema, però può essere utile diffonderne l'esistenza. altra utilità può essere conoscere e riflettere sui vari pdv e schieramenti.

per me, l'appello dei 600 testimonia 1) il fallimento della riforma "buona scuola" e 2) il fatto che essa sia stata progettata da chi non conosce la situazione e i problemi della scuola reale e si è basato su sue (della scuola) rappresentazioni di comodo, forse venate di ideologie e pregiudizi, finalizzate a giustificare le scelte gradite e congeniali.

vittorio ha detto...

Forse anche un poco di mea culpa. Nessuno mette la pistola alla tempia agli insegnati di italiano, quando davanti a verifiche con errori di sintassi e ortografici, comunque non hanno la forza - perché di questo si tratta in questi tempi - di mettere un voto negativo. Perchè a fine anno ormai è praticamente impossibile che ci sia uno studente con il debito in italiano ? Si certificano competenze che non ci sono. Poi all'esame di maturità si leggo prove scritte piene di errori e prive di struttura logica, anche lì prevale il buonismo e i voti sono sempre positivi. Certamente le riforme sciagurate, a cominciare dall'ultima revisione dell'esame di maturità fanno la loro parte. Con una prova in meno, con un colloquio in cui non si valutano più le conoscenze, il ministro dichiara che l'esame non è vero che sarà più semplice. Cosa possiamo aspettarci ?

teacher sfiduciata ha detto...

Mi sento in dovere di sottoscrivere, in qualità di docente di Lettere nella scuola superiore di II grado, quanto ho letto nei vari commenti postati da altri colleghi sull'argomento in questione. Era ora che qualcuno sollevasse la polemica, anche se per chi è a contatto tutti i giorni con la decadenza della didattica nella scuola italiana, invasa da PAC, PON, PDP, ASL e progetti vari, la scoperta risulta a dir poco tardiva. Spero soltanto che si trovi una soluzione concreta al problema senza crocifiggere, come al solito, soltanto gli insegnanti con altri oneri e responsabilità, tanto umilianti quanto inutili.

pinosp ha detto...

ecco qualcosina da leggere:
http://www.scuolaeamministrazione.it/it/studenti-semianalfabeti-la-carica-dei-600-prof-e-tardiva/

guido nassi ha detto...

Mi chiedo.. Dai famosi 600 illustri docenti una proposta su come risolvere questo problema che viene molto da lontano se ne accorgono solo ora ? Senza pero' la solita' supponenza cattedratica che schifata guarda dall'alto in basso la plebaglia studentesca. Qualche accenno di autocritica sarebbe utile da un mondo che e' poi la causa di questi problemi. A mio parere sono fuori dal mondo reale vissuti sempre al calduccio dei loro atenei. Qualcosa da dire invece sullo stato disastroso delle universita' senza finanziamenti con tanti docenti precari, sul massacro sistematico della scuola pubblica in questi ultimi anni
guido nassi

paniscus ha detto...

La "presidenta" o "la presidentessa" sono inutili e sbagliati perché appunto la parola arriva da una voce verbale che è invariabile per entrambi i generi e che può benissimo essere mantenuta uguale, per cui va benissimo "la presidente" anche se è femmina (esattamente come si dice "la dipendente" di un'azienda, o "la residente" di un comune, e nessuno si sogna di dire "residenta" o "dipendentessa").

Ma siccome la parola "ministro" non ha lo stesso tipo di forma e di origine, la si può regolarmente declinare in maniera coerente con la sua etimologia.

Francamente non vedo perché "maestro" e "maestra" vadano bene, mentre "ministro" e "ministra" facciano storcere il naso: solo perché al primo caso siamo abituati, mentre al secondo no? Allo stesso modo in cui fa storcere il naso l'idea dell' "ingegnera", mentre l' "infermiera" è normale?

Non mi pare una motivazione di principio sufficiente...

Antonietta ha detto...

http://www.scuola7.it/2017/28/?page=1

E non aggiungo altro.

Antonietta ha detto...

Anzi, aggiungo e cito Silvana Loiero: abbassare i toni e alzare lo sguardo.

Papik.f ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Papik.f ha detto...

Io una cosa da aggiungere la avrei. Si può parlare finché si vuole di innalzamento dei livelli di competenza, di tecniche di supporto, di strategie didattiche.
Tutte cose utili, anzi utilissime.
Ma se si vuole che chi arriva all'università possieda determinati livelli di competenza, occorre far sì che chi non li possiede non ci arrivi. Oppure che non ci arrivi finché non li possiede.
Strategie, tecniche, eccetera, possono e debbono aiutare chi vuole arrivarci ma incontra difficoltà.
Ma non possono far nulla per chi non vuole né intende faticare per farlo. E tanto meno vorrà e intenderà farlo quanto più il compimento del percorso gli sarà garantito comunque senza faticare.
Questa la dura e triste realtà che non può essere modificata da strategie inclusive.

"Il diabolico VP" ha detto...

La vera emergenza non è la grammatica, ma il classismo dei 600 docenti universitari

C'è qualcosa di insopportabile nella lettera che i 600 docenti hanno sottoscritto per mettere alla berlina le competenze grammaticali degli studenti italiani, in primis il classismo e la mancanza di autocritica di un sistema che è causa del problema.

"Il diabolico VP" ha detto...

Non sparate sugli insegnanti: se gli studenti non sanno scrivere le cause sono molte

E’ stata una domenica di passione quella di ieri per gli insegnanti italiani. Sono finiti sul banco d’accusa come non accadeva da molto tempo. Una sferzata di giustizialismo ha attraversato tutti i media dopo l’appello “Contro il declino dell’italiano a scuola” lanciato dal "Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità" – questo il nome completo – sottoscritto poi da 600 docenti universitari.

Va detto che la ribellione in rete è stata istantanea. Tantissimi i post di insegnanti che si sono sentiti trattati a dir poco come “delinquenti”, che distruggono le nuove generazioni. Che dire? È facile prendersela con gli insegnanti quando per decenni si è contribuito a delegittimare l’istruzione pubblica.

Nel mare magnum dell’indignazione collettiva Massimo Cacciari, che pure anche lui aveva firmato l’appello, su Repubblica ha fatto notare che «la colpa non è tanto degli studenti né degli insegnanti ma di chi ha smantellato la scuola disorganizzandola».

Insomma, è molto semplice scaricare la colpa sui prof, quando le responsabilità sono di un intero sistema. Lo sosteneva anche Tullio De Mauro: se la scuola italiana non va bene dipende anche dall’assenza di una cultura di base.

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Non sparate sugli insegnanti: se gli studenti non sanno scrivere le cause sono molte

Anonimo ha detto...

Penso che sarebbe interessante sentire il parere dei maestri elementari, che mi sembrano assenti (potrei sbagliare) dal dibattito.
Ho personalmente assistito al processo di 'smontaggio' di magistrali e magistero. Il magistero si è trasformato in Scienze della Formazione, dove è possibile approfondire la didattica della zoologia, il disagio, il tecnobullismo, ma non più il latino (i latinisti nella mia sede sono stati cacciati ...); le materie piene di contenuti si sono trasformate in contenitori di contenuti! (Quali? Boh ...).
Questo processo storico deve essere in qualche modo arrestato: inclusività non significa regalare un diploma a tutti, significa invece porgere a tutti il meglio.
Ho visionato il registro di un pastore franco-provenzale, scritto nei primi anni del Novecento (3. elementare): lettere chiarissime, numeri (delle pecore) perfettamente incolonnati.
Come mai oggi un ragazzo normodotato dopo otto anni di scuola ha una grafia orribile e scrive a casaccio su fogli grigliati? E' rincretinito o gli hanno fatto credere che ordine e grafia non sono un valore? Propenderei per la seconda risposta.
Le stesse domande si possono fare per la punteggiatura, il lessico e altre nozioni di base.
RR

Anonimo ha detto...

1. Aritmetica elementare nel 1950 Un boscaiolo vende un carro di legna per 100.000 lire.
Il costo di produzione è 4/5 del prezzo di vendita.
Quanto guadagna?

2. Aritmetica elementare nel 1970 Un boscaiolo vende un carro di legna per 100.000 lire.
Il costo di produzione è pari all'80% del prezzo di vendita.
Quanto guadagna?

3. Aritmetica elementare nel 1980 Un boscaiolo vende un carro di legna per 100.000 lire.
Il costo di produzione è di 80.000 lire.
Quanto guadagna?

4. Aritmetica elementare nel 1990 Un boscaiolo vende un carro di legna per 100.000 lire.
Il costo di produzione è di 80.000 lire.
Quanto guadagna? Scegli la risposta tra le seguenti:
[ ] 20.000 [ ] 40.000 [ ] 60.000 [ ] 80.000 [ ] 100.000

5. Aritmetica elementare nel 2000 Un boscaiolo vende un carro di legna per 100.000 lire.
Il costo di produzione è di 80.000 lire.
Il guadagno è di 20.000 lire. E' giusto?
[ ] Sì [ ] No

6. Aritmetica elementare nel 2010 Un boscaiolo vende un carro di legna per 100 euro.
Il costo di produzione è di 80 euro.
Se sapete leggere tracciate una X nella casella del 20 euro che rappresenta il guadagno.
[ ] 20 [ ] 40 [ ] 60 [ ] 80 [ ] 100


7. Educazione alla competenza interdisciplinare (riforma Gelmini) nel 2014

Un boscaiolo vende un carro di legna per 100 euro. Il costo di produzione è di 80 euro. Formate un gruppo di lavoro di quattro persone ed indicate:
a) Il nome del taglialegna (competenza linguistica)
b) Disegnate il boscaiolo mentre taglia la legna (competenza artistica)
c) Eseguite la seguente operazione: 100 – 80 = 20 (competenza matematica)
d) Aiutate il boscaiolo nel suo lavoro (competenza etica)

8. Dopo la riforma della “Buona scuola”
Se l'alunno/alunna non ha completato le attività di cui al punto precedente si valuti la sua partecipazione alle attività formative, la corretta pulizia di scarpe e uniforme, la sua pettinatura e la presenza della cartellina per gli appunti: non importa se la cartellina è vuota, non siate fiscali, in ogni caso si evitino discussioni con i genitori, si eviti ogni violazione dei diritti umani e non si concedano pretesti ai giornalisti per le loro polemiche...e soprattutto non si chieda in nessun modo all’alunno/a di fare la minima fatica.

Anonimo ha detto...

L'On.le Boldrini (o più correttamente Boldrine) ha introdotto questa novità della Sindaca, la Medica, la Ministra. Mi volete dire il senso di questa lettera? Non può essere che quello che denunciano questi eminenti docenti sia dovuto anche al loro servilismo (leggi paura di esporsi contro qualche potente quando spara cretinate di questa portata)? Perché non si dichiarano nel merito di questo scempio?

VV ha detto...

Aggiungo al punto 8: se il bambino non ha completato le attività si dia avvio ad un progetto di recupero delle competenze trasversali e si utilizzi prevalentemente la didattica laboratoriale con relativo viaggio d'istruzione alla scoperta di un bosco ove si farà attenzione a non tagliare gli arbusti. Si faccia in modo d'incontrare dei boscaioli macedoni e si tratti nelle settimane successive all'incontro, il problema dell'emigrazione e della Macedonia. Attiviamo inoltre metodologie tipiche della didattica orientativa e si scopra come mai un dessert tipicamente estivo si chiami proprio macedonia......

paniscus ha detto...

"L'On.le Boldrini (o più correttamente Boldrine) ha introdotto questa novità della Sindaca, la Medica, la Ministra. "
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Ma adesso che c'entra la Boldrini?
Questi termini al femminile si usano da 10 o 20 anni prima che la Boldrini diventasse nota in politica!

Rosa ha detto...

Rosa
"Non c'è rimedio al peggio"....ho costamtemente, cercato il confronto con i colleghi dei vari consigli di classe di una secondaria di secondo grado, ...ma ahimè,invano. Anche quest'anno, le valutazioni del primo quadrimestre, rivelano abbondanti sufficienze, in quasi tutte le discipline, tranne che in matematica, la cui colonna appare con caselle molte rosse. La scuola di massa, ergo, di completi ignoranti, impera sovrana.Condivido le considerazioni espresse dai 600 docenti, oggi,perchè sono state le continue perplessità ed interrogazioni della mia vita da docente, sin da ieri. Abbiamo creato di una scuola di tuttologi,....passaggio di docenti dalla primaria o scuola media di primo grado, alla secondaria di secondo grado, che devono studiare la lezione prima di proporla agli studenti, ovvero,... "si porge alla classe una lezione che potrebbe tranquillamente proporre anche l'alunno più bravo" o docenti che con un solo esame di matematica, presente nel loro curriculm, insegnano in una secondaria di secondo grado, qual è il limite? Mi pare di vivere in un delirio? Gli errori commessi da più parti, per cecità o per volontà, sono consistenti e non ritengo che, ancora una volta, si possa intervenire con una semplice toppa o una banale sostituzione di un pezzo.....è necessario intervenire in modo radicale, con cambiamenti sostanziali e non solo formali....Le società evolvono...proviamo a stare al passo anche con la scuola...non solo modificando il look con innovazioni tecnologiche, ma riappropriandoci di quei valori che si confanno ad un sistema che deve costruire valori e preparare persone ad una vita civile e sociale.
Rosa

Mastro Ipothalamus ha detto...

La questione è che in questa lettera non c'è uno straccio di analisi sociologico-pedagogica. Io preferisco chiedermi: cos'è successo negli ultimi trent'anni? L'innalzamento dell'obbligo a 16 anni e il diffondersi del concetto di scuola inclusiva e democratica. In poche parole, ben pochi dei miei compagni delle elementari si sono diplomati, due soli (me compreso) si sono laureati. Oggi, invece, gente che un tempo non avrebbe forse concluso le medie, si presenta alle scuole superiori e "pretende" di imparare qualcosa. Il che significa massificazione degli apprendimenti. A spiegare lo stesso concetto, in una classe elitaria ci metto dieci minuti, in una classe socialmente eterogenea, ci metto due ore. Più della metà dei miei compagni delle medie scrivevano come bestie ma i prof se ne fregavano, davano votacci e interagivano solo con quelli che raggiungevano un buon livello. Torniamo quindi alla base: è un male l'inclusione e il tentativo di non lasciare indietro nessuno? Oppure vogliamo le classi differenziali? O preferiremmo regredire a una società classista in cui l'alta borghesia faceva l'alta borghesia e la working class la working class senza tutte queste pretese di accesso all'università? Perché se così fosse i cattedratici delle facoltà universitarie umanistiche (e siamo convinti che il livello didattico non sia peggiorato in questi stessi anni?) non avrebbero più bisogno di lamentarsi tanto. Perché non diciamo inoltre che la selezione e preparazione degli insegnanti fa acqua da tutte le parti e che la scuola non riceve finanziamenti adeguati a un innalzamento del livello invece di ritrovarci con una lettera sostanzialmente reazionaria che mi parla di dettati e di invalsi annuali?
Ah, per me la scuola è questa, ma io non sono che un nano sulle spalle dei giganti: giganti che gli autori della lettera sembrerebbero avere ignorato…
https://lascuolaorganica.wordpress.com/2017/02/05/la-pedagogia-organica/

paniscus ha detto...

per Rosa:

" Anche quest'anno, le valutazioni del primo quadrimestre, rivelano abbondanti sufficienze, in quasi tutte le discipline, tranne che in matematica, la cui colonna appare con caselle molte rosse. "
--------------------------------------

E scommetto che la maggioranza dei docenti si rivolta CONTRO il collega di matematica, accusandolo di essere troppo severo, troppo esigente, troppo poco inclusivo e che "non è possibile che ci siano tutte queste insufficienze proprio in matematica, in una classe in cui tutti vanno così bene", e quindi deve essere sicuramente colpa sua...

paniscus ha detto...

per Mastro Ipothalamus:

"Oggi, invece, gente che un tempo non avrebbe forse concluso le medie, si presenta alle scuole superiori e "pretende" di imparare qualcosa."
-------------------------------------

MAGARI fosse vero, che pretendono di imparare qualcosa.

Nella maggior parte dei casi, pretendono solo la promozione e i voti alti da riscuotere d'ufficio, anche senza aver imparato niente.

E assicuro che non è un problema che riguarda solo le classi sociali svantaggiate, anzi, i più "borghesi" mediamente sono i più pretenziosi e i più polemici da questo punto di vista.

vittorio ha detto...

Per non parlare dei colleghi che per tutto l'intero anno si lamentano della totale inadeguatezza dei propri studenti, poi nello scrutinio finale miracolosamente tutte sufficienze. Ho avuto anche il privilegio di essere accusato di farmi del male da solo, perché lascio voti insufficienti e quindi debiti a settembre: "così devi lavorare di più" mi è stato detto. Qualcuno hai sentito un presidente muovere rimproveri quando vengono elargiti voti alti?

"Il diabolico VP" ha detto...

Mastro Ipothalamus ha detto... “Io preferisco chiedermi: cos'è successo negli ultimi trent'anni?”

già, cosa è successo?

1) hanno (i vari governi) cercato di estendere a tutti una scuola elitaria o cmq minoritaria, pesante, gravosa, via via non più attuale, imperniata, oltre che su capacità e sacrificio individuale, anche sul supporto familiare (compiti a casa, ripetizioni, genitori istruiti e con possibilità economiche, casa presidiata da madri nei pomeriggi, ….). nella sostanza e nei fatti l’estensione, la scuola di massa – non riprogettata – ma modellata sui licei non poteva essere estesa a tutti, allora: 1) riduzione dei contenuti o programmi, 2) promozioni facilitate o regalate, 3) abuso voti di consiglio pilotati e come alibi collettivo, 4) poi conseguente avvitamento o effetto domino sui tre punti precedenti, 5) adesso resistenze, incapacità, accuse reciproche per non ammettere ciò che è accaduto, cioè un deragliamento macroscopico e pluri-decennale del sistema istruzione e di fronte all’enormità di dover provvedere;

2) c’è anche l’altra faccia della medaglia, cioè coloro che prima (trenta anni fa) non avrebbero proseguito la scuola media e invece sono stati indotti a farlo su percorsi di tipo liceale o simili, conseguono formalmente il diploma ma poi cominciano a 20 o più anni percorsi di apprendistato lavorativo che avrebbero potuto iniziare a 13 o 15 anni anche con vantaggio loro ;

3) sia chiaro: non voglio dire: torniamo indietro, ma se si deve studiare o stare tutti a scuola fino a 18-20 anni che si faccia su contenuti utili e sostanziali:

4) fortemente scettico sul fatto che i discorsi e le liti sulla lettera dei 600 e su altri documenti simili portino a qualcosa di utile e di diverso, di recepibile dai c.d. decisori politici, cmq non si può fare a meno di provarci e testimoniare.

paniscus ha detto...

" hanno (i vari governi) cercato di estendere a tutti una scuola elitaria o cmq minoritaria, pesante, gravosa, via via non più attuale, imperniata, oltre che su capacità e sacrificio individuale, anche sul supporto familiare (compiti a casa, ripetizioni, genitori istruiti e con possibilità economiche, casa presidiata da madri nei pomeriggi, ….)"
--------------------------

Ma perché, secondo te, 30 o 40 anni fa i compiti per casa si facevano insieme alla mamma?

E oltretutto, alle SUPERIORI?

Ma quando mai??????

Ma nemmeno alle elementari era così!

I genitori si limitavano a controllare che i compiti fossero stati effettivamente fatti (oppure, al limite, intervenivano solo su richiesta, se il figlio chiedeva un chiarimento di sua iniziativa), ma col cavolo che entravano nel merito di come si dovessero fare, o che si sedessero direttamente al tavolino insieme ai figli per farli con loro parola per parola!

La convinzione diffusa che i ragazzini, anche alle elementari, siano strutturalmente incapaci di fare i compiti da soli, e che abbiano assolutamente bisogno dell'assistenza continua di un adulto, è una moda recentissima, 30 o 40 anni fa non c'era proprio!

"Il diabolico VP" ha detto...

"i compiti per casa si facevano insieme alla mamma? "

e chi l'ha detto? cmq a volte avveniva.

intendo che c'erano una serie di fattori che ora sono modificati e diversi.

se entrambi i genitori lavorano e se non ci sono nonni disponibili o altre alternative i ragazzi risultano abbandonati a se stessi. mentre la scuola non è attrezzata per lo studio individuale nei suoi ambienti.

voglio dire (porre in discussione, confrontarmi) che/sulle 8 ore/giorno di lavoro (dipendente ed esterno) conquistate nel 1923 essenzialmente per gli uomini non sono più un riferimento adatto ora. difatti abbiamo denatalità, le coppie non fanno più figli, c'è disoccupazione al 40% fra i giovani (che cmq qualcuno mantiene o di cui si fa carico).

nessuna nostalgia o rimpianto per il tempo passato, ma la questione va affrontata. non è un caso se in Francia Benoît Hamon parla di orario di lavoro di 32 ore e i giovani stanno con lui.

dall'altra parte da noi abbiamo giovani fortunati-privilegiati che vengono cooptati ai vertici - debuttano come dirigenti con 200.000 euro/anno - solo perché hanno parentele e conoscenze giuste o sono in politica.

"Il diabolico VP" ha detto...

Gli studenti sapranno ancora scrivere in futuro? Sull'"appello dei 600"

Scritto da Daniele Lo Vetere - 14 Febbraio 2017 - Categoria: La scuola e noi

L'appello dei 600 professori sul cattivo italiano degli studenti è tutto sbagliato. Eppure hanno ragione.

Non inizio così questo intervento per gusto del paradosso. Lo inizio così perché quando tutti gli altri posti sono già occupati, tocca sedersi dalla parte del torto. Intervengo infatti nel dibattito da buon ultimo.

Le reazioni all'appello sono già state molte. Eccezion fatta per quella solidale, anzi di rilancio aggressivo, di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere, tutte sono state critiche, alcune ferocemente critiche.

Grossolanamente, possiamo distinguere due generi di repliche: quelle concentrate sul merito "stretto" della questione, l'educazione linguistica (il contro appello di molti linguisti italiani, Giuseppe Bagni per conto del Cidi, Silvana Loiero per conto del Giscel, Alberto Sobrero sempre per il Giscel) e quelle che reagiscono ad aspetti più generali o impliciti dell'appello (Antonio Brusa; Lorenzo Renzi in difesa di Tullio De Mauro; Mariangela Galatea Vaglio nella sua rubrica Non volevo fare la prof; il maestro Franco Lorenzoni; Simone Giusti e Christian Raimo, in un intervento articolato che sintetizza un po' tutto il dibattito, su Minima et moralia). Il 6 febbraio anche Tutta la città ne parla di Radio Tre ha dedicato una puntata al tema, in un confronto utile e interessante.

LEGGI TUTTO:

Gli studenti sapranno ancora scrivere in futuro?
Sull'"appello dei 600"


Scritto da Daniele Lo Vetere - 14 Febbraio 2017

"Il diabolico VP" ha detto...

Riecheggia, nell’appello, lo stesso smarrimento che suscitano i paradossi e gli eventi incomprensibili, a fronte dei quali la mente reagisce come fossero calamità fatali.

Lo conferma l’indirizzo a cui è rivolto, come se il governo italiano fosse un ramo della protezione civile, il pronto soccorso a cui richiedere ambulanza e medicine, e non la malattia da curare.

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Scuola, contrappello ai docenti universitari italiani

di Francesco Lizzani* - 11 febbraio 2017

Gruppo di Firenze ha detto...

CI SCUSIAMO CON CHI AVEVA CHIESTO DI FIRMARE e abbiamo involontariamente trascurato. Sono stati appena registrati i professori Bazzoffia e Zavarise, docenti universitari. Ci scusiamo con chi eventualmente vorrebbe ancora firmare - effettivamente abbiamo fatto quattro o cinque eccezioni per non universitari - ma dobbiamo considerare chiusa una raccolta che sarebbe faticoso continuare oltre.

Anonimo ha detto...

Sono un docente di scuola superiore.
Vi chiedo almeno la decenza, dopo aver distrutto l'università con le baronie che la contraddistinguono, dopo aver formato male i professionisti del futuro, dopo aver creato laureati che né Italia né all'estero trovano uno straccio di lavoro, a causa della lontananza del mondo accademico da ogni concretezza lavorativa, mentre voi ancora godete dei privilegi tipici dei docenti universitari, che invece sono negati ai vostri colleghi di scuole di ordini inferiori, vittime di riforme devastanti, di tacere e nascondervi per ogni futuro prossimo a venire.

Grazie e a non risentirvi
Paolo Camillo De Castris

"Il diabolico VP" ha detto...

Di chi è la responsabilità?

«Personalmente non ne incolpo né gli studenti né (se non in minima parte) gli insegnanti della scuola primaria e secondaria. La causa principale va ricercata nell’azione di progressivo e pervicace smantellamento dell’istruzione pubblica da parte di tutti i governi che si sono susseguiti negli ultimi decenni, con la sottrazione delle indispensabili risorse economiche a cultura e ricerca, da cui deriva un comprensibile senso di frustrazione dei docenti malpagati, poco considerati e subissati da adempimenti burocratici che sottraggono tempo prezioso alla loro professionalità. A ciò si aggiungano il delirio autovalutativo che ormai travolge le istituzioni, la trasformazione aziendalistica che sta riducendo scuola e università a imprese a caccia di clienti, la professionalizzazione a tutti i costi di ogni tipo di scuola con lo snaturamento dei vecchi licei, conseguente al disprezzo per le materie umanistiche a favore di quelle tecniche, senza tener conto che talune competenze (quelle appunto trasmesse dalle humanae litterae) restano formative e fondamentali per qualsiasi corso di studi, perché non esiste apprendimento che non passi attraverso il corretto uso del linguaggio e la salvaguardia della memoria storica. Diminuire gli spazi di queste materie (l’italiano, la storia, la filosofia o il latino), aumentare per ragioni economiche il numero degli studenti per classe, ridurre quello degli insegnanti di sostegno in classi che sono ormai estremamente eterogenee, anche in ragione dell’immissione di molti studenti che ignorano del tutto le basi della nostra lingua, probabilmente induce gli insegnanti a trascurare, per esempio, l’assegnazione e la correzione degli elaborati scritti, operazioni nelle quali soprattutto si verificano le competenze linguistiche e la capacità interpretativa degli studenti».


LEGGI TUTTO

Annamaria Cavalli: «Studenti troppo scarsi in italiano. Corriamo ai ripari»

oriane ha detto...

Ciao,
Mi presento Oriane Soirez.Io faccio solo la testimonianza di una signora gentile e serio,lasciate che vi dica che gli esseri umani sono quelli là fuori che sanno come venire in loro soccorso, per i loro simili quando soffre. Questa donna mi ha fatto un prestito di 70.000€, senza di me, a complicare il compito a livello di documenti richiesti da banche le applicazioni di prestito. Grazie ad esso ho oggi il supermercato dietro l'angolo, è stato il mio salvatore e davvero non so cosa fare con esso che è il motivo per cui ho deciso oggi di testimoniare in suo favore a voi che sono nella necessità di un prestito, non si fanno più le preoccupazioni,perché questa signora vi farà sorridere,potete contattarci via e-mail e seguire le sue linee guida e sarete soddisfatti con 48 ore al massimo .Posso confermare, e in questo momento è successo che si ha bisogno di un prestito, si prega di mettersi in contatto con lei . Scrivi la state spiegate la vostra situazione è p aiutare la sua mail : mariesels2@gmail.com.

Nicola Annunziata ha detto...

Premesso che le proposte avanzate nella lettera sono in linea di massima condivisibili, mi lascia piuttosto perplesso la premessa, il presupposto del declino della conoscenza della lingua italiana. Quali sono i dati in base ai quali s'inferisce che gli studenti di oggi abbiano una competenza nella lingua inferiore rispetto a quelli di dieci o venti o cinquant'anni fa? Dopo la guerra in Italia c'era ancora il 13% di analfabeti. Negli anni cinquanta solo il 4% dei giovani tra i 19 e 25 anni era iscritto al'università, adesso si supera abbondantemente il 40%. Non mi sembra che a fondamento di questa lettera ci siano dati oggettivi, non mi sembra che si affronti la questione da un punto di vista scientifico. Spero sia solo apparenza, ma mi sembra che le considerazioni di partenza siano frutto solo di impressioni piuttosto che dell'analisi di dati. E francamente nella patria di Galileo questo non è un buon punto di partenza per una discussione.
Nicola Annunziata